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Mi chiedono spesso perché continuo a ripetere che i viaggi self-drive sono i più autentici che si possano fare. La risposta non sta in una brochure: sta su una pista polverosa della Namibia, in una famiglia svizzera e in un Land Cruiser a noleggio bianco di polvere. Lascia che te la racconti.

Sono sempre stato uno da self-drive

Sono sempre stato uno indipendente, un po’ orso, uno da self-drive. Fai-da-te, mappa, e il solo pensiero di finire nelle mani di un animatore che mi torturasse le vacanze come fossi un bambino da tenere occupato mi veniva l’orticaria.

I viaggi di gruppo, sinceramente, mi stavano sulle scatole.

Poi la vita mi ha fatto fare la guida. Per i gruppi.

Poi la vita ha il suo senso dell’umorismo. Qualcuno la chiama «il tuo percorso di vita», quella roba lì insomma. E di colpo mi ritrovo in Namibia, in un giro vorticoso di opportunità di lavoro, e poi proprio a fare la guida per gruppi. Esattamente la cosa che evitavo da una vita.

La famiglia svizzera sbucata dal deserto

Un giorno sono fuori con il mio gruppo, durante una trasferta al nord, da lodge a lodge. Da un sentiero appena accennato, di quelli che sulla cartina manco ci sono, vedo prima una scia di polvere che punta verso la strada principale dove mi trovavo. Lì per lì penso a un farmer della zona, ma poi intravedo la sagoma di un veicolo più da noleggio che da locale.

Insomma, sbuca un Land Cruiser a noleggio bianco di polvere. Dentro, una famiglia svizzera con bambini piccoli. Due dei tre erano seduti sul portapacchi: felici, sporchi, abbronzatissimi. Lì per lì ho fatto una smorfia — quella roba per me resta un no, e lo penso ancora.

Dai finestrini incrociamo lo sguardo. Visi sorridenti, nessun dramma, nessuno smarrimento. Faccio un cenno di saluto, ricambiano. Mi fermo e chiedo: «Siete pratici della zona?». Mi guardano e ridono: «No, per niente. Ma abbiamo visto i posti più incredibili della nostra vita. Roba che non dimenticheremo mai».

Non erano esperti. Non avevano una guida. Avevano un fuoristrada a noleggio, dei bambini e zero paura di sbagliare strada. E mentre io accompagnavo il mio gruppo lungo un percorso deciso da altri, loro avevano appena vissuto qualcosa che il mio pullman non avrebbe mai toccato.

Le due cose che quella scena mi ha messo in testa

Quella scena, e altre ancora, mi hanno sistemato due idee in testa.

La prima non è cambiata, anzi si è rafforzata: il self-drive resta il modo più autentico di viaggiare che conosca. Quella famiglia ne era la prova vivente — non servono fuoriclasse, serve partire.

La seconda invece l’ho cambiata. Facendo la guida ho conosciuto gente di ogni tipo, e ho capito che i gruppi non sono il nemico che credevo. Sono solo un’altra porta per entrare nello stesso mondo.

E quella scena l’ho rivista decine di volte — in Botswana, in Marocco, in Costa Rica. Sempre uguale: persone normalissime, un mezzo impolverato, e negli occhi una cosa che nessuna brochure ti può vendere.

È da qui che è nata Holiday Self Drive

Quella famiglia svizzera non lo saprà mai, ma è una delle persone che mi hanno convinto a costruire HSD. Non un tour operator, non un’agenzia che ti vende un viaggio preconfezionato: una piattaforma purpose-built, pensata da chi guida per chi guida — per dare a chiunque, anche a chi «non è pratico della zona», gli strumenti per partire in self-drive e tornare cambiato.

Perché noi non vendiamo viaggi. Costruiamo viaggiatori.

E allora te lo chiedo anch’io: qual è stato il tuo viaggio «da Camel Trophy»? Quello in cui non eri esperto di niente, sei partito lo stesso, e sei tornato diverso? E se non l’hai ancora fatto — quali paure ti bloccano dal partire? Raccontamelo nei commenti.


Sergio Chiesa è il fondatore di Holiday Self Drive. Ex guida safari, ha vissuto e lavorato quasi dieci anni tra Namibia e Botswana: prospezione mineraria, vendita di veicoli, noleggio 4×4 e guida freelance. Da quell’esperienza sul campo è nata HSD, la piattaforma purpose-built per i viaggi self-drive — non un tour operator, non un’agenzia. La sua storia completa →